The Long Game riprende la storia di Shane Hollander e Ilya Rozanov quando la loro relazione non è più segreta per loro, ma lo è ancora per il mondo. Non siamo più nel territorio del sesso clandestino e dell’odio erotico: ora Shane e Ilya si amano apertamente in privato, convivono a periodi, condividono estati al lago e progetti comuni. Il problema non è più se stanno insieme, ma quanto a lungo possono continuare a nascondersi.
Il romanzo si apre con una corsa mattutina estiva: Shane e Ilya competono come sempre, ma ora il tono è intimo, giocoso, domestico. Sono una coppia, anche se il mondo non lo sa. La dinamica è subito chiara: Shane è ansioso, prudente, terrorizzato dalle conseguenze mediatiche, mentre Ilya è diretto, impulsivo, più disposto a rischiare.
Già nelle prime pagine emerge il cuore del libro: la tensione tra amore e carriera. Shane ha appena vinto un altro Stanley Cup ed è uno dei volti più importanti della NHL. Ilya è ancora una superstar, ma gioca per una squadra mediocre. La loro relazione, se resa pubblica, non sarebbe solo uno scandalo: sarebbe un terremoto sportivo e mediatico.
Una delle prime decisioni cruciali è rivelare la relazione alla loro agente, Farah. È un momento di enorme vulnerabilità per Shane, che teme il giudizio, ma viene accolto con naturalezza e supporto. Questo piccolo coming out segna l’inizio di un percorso più ampio: chi merita di sapere? E soprattutto: quanto costa continuare a nascondersi?
“I don’t want to be a gay icon. I just want to love him.”
(Shane, in uno dei suoi momenti di maggiore sincerità interiore)
Il cuore del romanzo è ambientato durante il loro camp estivo di hockey per ragazzi, un progetto benefico che Shane e Ilya gestiscono insieme. Il camp diventa una sorta di microcosmo: famiglia, lavoro, amicizie, passato e futuro si intrecciano continuamente.
Qui emergono nuovi personaggi fondamentali:
- Yuna, la madre di Shane, affettuosa, pratica, intuitiva.
- Ryan Price, ex giocatore NHL, gay, ansioso, che sa del loro rapporto.
- Fabian, il partner di Ryan, apertamente queer, artista, libero, che diventa uno specchio inquietante per Shane.
Ryan e Fabian rappresentano ciò che Shane e Ilya non sono ancora: una coppia visibile. Vederli insieme, naturali, innamorati, senza doversi nascondere, costringe Shane a interrogarsi. Fabian, in particolare, con la sua schiettezza gentile, pone la domanda che Shane evita da anni:
“Isn’t hiding a distraction too?”
Parallelamente, il romanzo scava nel passato traumatico di Ilya, soprattutto nel dolore mai risolto per la morte della madre e per un’infanzia segnata dall’assenza emotiva del padre. Ilya ama Shane con un’intensità assoluta, quasi totalizzante, ma ha paura di non essere abbastanza. Paura che Shane, un giorno, scelga una vita più semplice. Una vita “alla luce del sole”, magari con qualcun altro.
Questa insicurezza esplode in una scena chiave: Ilya è geloso, irrazionalmente, vedendo Shane parlare con un giornalista attraente. L’episodio porta a uno scontro acceso, ma anche a una delle dichiarazioni più importanti del libro:
“I’ve spent the whole day trying not to be obvious about how fucking in love with you I am.”
(Shane a Ilya)
Sul piano fisico, The Long Game è meno dominato dall’urgenza brutale di Heated Rivalry, ma il sesso è più intimo, profondo, carico di significato. Non è più solo sfogo: è linguaggio d’amore.
Ci sono scene di desiderio domestico, di corpi che si cercano con naturalezza, di confidenza assoluta:
“Ilya kissed him slow and lazy, like there was nowhere else to be.”
E momenti più spinti, ma sempre emotivamente radicati:
“Shane arched into him, trusting completely, knowing exactly whose hands were on his body.”
Il sesso diventa il luogo dove Shane si sente libero, anche se solo temporaneamente. Ed è proprio questo contrasto che lo consuma: libero a letto, prigioniero nel mondo.
Il titolo del romanzo trova il suo vero senso nell’ultima parte. Shane e Ilya arrivano a una verità inevitabile: continuare a nascondersi ha un costo emotivo enorme, soprattutto per Shane. L’ansia, l’ipercontrollo, la paura costante di essere scoperti stanno lentamente erodendo la sua felicità.
Ilya, che inizialmente sembrava il più forte, rivela la sua fragilità più profonda:
“I don’t want to lose you. Not to hockey. Not to fear.”
Il “long game” non è solo aspettare la pensione o un momento perfetto che forse non arriverà mai. È scegliere consapevolmente l’amore, anche se fa paura.
Il romanzo non si chiude con un coming out pubblico clamoroso, né con una rivoluzione immediata. Rachel Reid sceglie una conclusione realistica, tenera, coerente: Shane e Ilya decidono che il loro amore merita di essere vissuto, passo dopo passo, senza più fingere tra loro.
L’epilogo li mostra più maturi, più stanchi forse, ma finalmente allineati. Non hanno risolto tutto. Ma hanno scelto di non sacrificarsi più sull’altare della paura.
“We’ll get there,” Ilya said. “However long it takes.”
Ed è questo il cuore di The Long Game: l’amore non come gesto impulsivo, ma come scelta quotidiana, ostinata, coraggiosa.




